PRPRPRank
:-P
Perché ci piace scherzare? Lo scherzo viene spesso collegato al divertimento, alla risata, ma non si tratta solo di questo. Vi sono intrinseche altre cose più complesse come il cercare di smorzare delle tensioni in un gruppo o definirne i ruoli, un po’ di sadismo, la leggerezza, l’affetto, ma anche l’umiliazione.
Lo scherzo è un modo di comunicare strano e complesso che a noi profondissimx piace forte, non è un caso che la pernacchia sia il nostro logo e il nostro motto. Per questo è il tema affrontato in questa puntata di SLP, raccontato attraverso le storie di autorx accuratamente selezionatx, adatte alla lettura rilassata estiva sotto l’ombrellone, in montagna, pausa pranzo, wc…
Buona lettura, prrrrrrrrrrrrrrrr!!
Lo scherzone del Disco di Piscio di Francesco Bomba
Scherzi d’acqua di Nadia Lafrizi
Le Paure di Lucia Vagnoni
“Mirco aspettami!”. Non mi ha risposto e ha continuato a pedalare ancora più forte. L’ho chiamato ancora e ancora. Dovevamo vederci con i cugini davanti alla loro vecchia casa per giocare a Le Paure. I bambini che arrivavano per primi entravano in casa, si mascheravano con vecchi stracci e si nascondevano. Il loro scopo era spaventare gli ultimi arrivati facendo rumori strani, agguati o lanciando oggetti. Fingevamo di essere mostri, streghe e fantasmi.
Avevo ancora la bici con le rotelle e le sentivo tremare fortissimo mentre pedalavo. Mirco aveva provato a insegnarmi ad andare senza, ma dopo pochi tentativi ero caduta sbucciandomi il mento. Così mi ero impuntata che non ne sarei mai stata capace e avevo rinunciato. Anche se in realtà rosicavo perché tutti i miei amici pedalavano già liberi. Mio fratello era stato gentile e aveva detto che avremmo riprovato più avanti.
All’improvviso un rumore stridente ed ero sull’asfalto. Di nuovo. Ho iniziato a urlare prima che sentissi realmente bruciare il ginocchio. Due mani mi tiravano su. “Ti prego Marta non piangere, non è niente!”. Era un po’ arrabbiato e un po’ spaventato. Io volevo dire che non era colpa mia se la rotella si era svitata, ma non ci riuscivo perché piangevo in modo esagerato. Ho indicato la mia bici.
“Merda. Dai, non è niente, si vede che Gesù vuole che impari ad andare come i grandi”. “D-dici?”. “Sì, sono sicuro. Però ora andiamo che se arriviamo ultimi sai cosa ci tocca”. “Ok andiamo. Cosa diciamo dopo a mamma?”. “Ci pensiamo poi”.
Ero sollevata che il cestino lilla si fosse salvato. Camminavamo veloci, Mirco portava la sua bici e io la mia, tenendo la rotella in mano. Quando vedeva che rimanevo indietro sbuffava. Nella vita ho sempre arrancato per stare al suo passo. Abbiamo attraversato il centro di Saiolo.
“Piccolina che cos’hai fatto?”. La voce era della signora Dora, la proprietaria del Bar Italia che fumava davanti al proprio territorio. Mirco le aveva detto che stavo bene. Intanto io tiravo su col naso e sui jeans, all’altezza del ginocchio, si era formato un alone rosato. Non ti lamentare, mi dicevo, anche se sentivo la pelle appiccicata alla stoffa. Superata la chiesa, abbiamo imboccato la stradina che passava vicino ai campi da calcio. Intorno alle panche di legno c’erano dei ragazzini che fumavano, bevevano e ascoltavano la musica dai cellulari. Io speravo con tutto il cuore che Mirco di lì a poco non diventasse così. Credevo che nemmeno io lo sarei mai diventata. Arrivati al fiume, abbiamo attraversato il ponte di legno. La vecchia casa dei cugini si stagliava proprio lì sull’argine. Anche se capitava di rado, l’Ero ogni tanto straripava. Si erano trasferiti perché quando succedeva, si allagava il piano terra e l’ultima volta quasi tutti i loro animali erano morti annegati.
Nonostante la giornata soleggiata, quella casa mi spaventava da morire. Tutti a parte noi vi si tenevano alla larga. I cugini non c’erano.
“Dobbiamo entrare”. Mirco voleva rinfacciarmi che eravamo in ritardo solo per colpa mia, glielo leggevo negli occhi. Ma in silenzio mi ha dato la sua mano e siamo entrati.
Davanti alla porta saliva la rampa di scale. Tump, tump, tump. Un pallone ha iniziato a rotolare giù lentamente, gradino dopo gradino.
“Saliamo”. Allora io ho stretto ancora più forte la mano di Mirco. Arrivati al piano superiore ci siamo ritrovati nel lungo corridoio che collegava le camere da letto. Mirco ha mollato la mia presa per avanzare, io immobile fissavo i quadri appesi alle pareti. Raffiguravano scene di caccia, con cani, lepri e fagiani. Nemmeno io me li sarei portati nella casa nuova, pensavo. All’improvviso Mirco ha urlato, una mano guantata lo aveva afferrato dall’ultima stanza in fondo al corridoio. Io sono rimasta immobile.
“Aiuto! Non sono i cugini! Non sono loro!”. Dalla stanza si era affacciata sul corridoio una figura vestita di nero, indossava una maschera bianca. Aveva un coltello in mano. Il Terrore. Sono corsa giù per le scale rischiando di ruzzolare, sentivo i passi pesanti dietro di me.
Uscita di fuori, ho preso la bici di Mirco.
All’improvviso delle risate. Mi sono fermata. Davanti alla casa c’erano Alex, vestito di nero con la maschera bianca sulla testa, Giulio, Simone, Sara e Mirco.
“La maschera di Scream ha funzionato!”, si sbellicavano e si rotolavano a terra dalle risate. Dovevano farmi capire quanto fossi stata ingenua. Mio fratello li guardava, si sforzava, ma non gli riusciva proprio di ridere come loro.
“Siete...siete degli stronzi!” Ho urlato. Era la mia prima parolaccia. “E tu, sei…una testa di cazzo!”, indicando mio fratello. Ci avevo preso gusto. Intanto trattenevo pianto e pipì con tutta la concentrazione del mondo. In realtà la cosa che mi spaventava di più in quel momento era la reazione di nostra madre ai jeans strappati e insanguinati e alla bicicletta rotta. Sapevo di poter dire addio ai cartoni animati dopo pranzo.
Poco dopo a casa, mi aveva sgridata e aveva detto che dovevo imparare a trattare bene gli oggetti, i vestiti e i giocattoli perché non crescono mica sugli alberi. Io non ho proferito parola. Non so perché, ma cercavo di rimanere impassibile. Mirco, forse mosso dal senso di colpa, si era preso la sua parte di responsabilità dell’accaduto. Nessuna punizione, mamma si era rivelata più buona del previsto, forse perché era stanca. Di lì a poche settimane i nostri genitori ci avrebbero detto che sarebbe arrivato o un fratellino o una sorellina.
“Prima non sei stata coraggiosa”. “Perché?” “Sei scappata”. “Ma era uno scherzo. No?”
Mirco se n’è andato in camera senza dirmi altro. Nel letto mi sono finalmente resa conto che per scappare avevo pedalato per dieci metri con la bicicletta di mio fratello senza le rotelle. Ma la gioia di questa consapevolezza è passata subito in secondo piano. Avevo capito di essere stata codarda, avevo abbandonato mio fratello. Era stato uno scherzo sì, ma se non lo fosse stato? Mio fratello sarebbe morto. Poi mi sono pure venute in mente le parolacce che avevo detto e quindi mi sono messa a pregare per cercare di rimediare. Subito dopo la prima Ave Maria sono scoppiata a piangere.
MammiMammi! di Elia Cappelli
10 facili scherzi da fare ai vostri amici di Martino Petrella
1. LA SCOPA VOLANTE
Per questo scherzo occorre trovarsi all'aperto. In un momento casuale richiamate a gran voce la persona con cui state passeggiando, dicendo che c'è una scopa che vola sopra di voi e intimando con urgenza di alzare lo sguardo per ammirarla. In questo momento l'altra persona solleverà immediatamente la testa per poter vedere questo singolare fenomeno e in quel momento dovrà essere messo in atto lo scherzo. Inspirate e quando i vostri polmoni saranno gonfi di aria urlate "SCEMOOOO" al malcapitato. I presenti, anche se non coinvolti, non potranno fare a meno di scoppiare in una fragorosa risata. Questo scherzo può essere personalizzato sostituendo alla scopa un oggetto o un'entità a vostro piacimento, purché sia qualcosa che normalmente non è in grado di volare.
2. LO SCHERZO DELLA NATURA
Molto semplice. Se siete brutti questo scherzo vi vede protagonisti. Non c'è modo di sottrarvisi. Mi dispiace.
3. LA REALTÀ INGANNEVOLE •
Se vi capita di avere accesso all'abitazione di una persona amica questo scherzo è alla vostra portata. Approfittate di un momento in cui questa persona non si trova in casa. Dunque chiamate immediatamente un fabbro e cambiate la serratura della sua porta. Dopo averlo fatto quando il vostro amico sarà rincasato e avrà difficoltà ad aprire la porta comportatevi come se quella non fosse casa sua e restate impassibili in questa recita fino a portare il vostro amico ad uno stato di paranoia e pazzia. Se vi va bene potreste addirittura aver guadagnato una nuova casa.
4. IL DECESSO BURLESCO
Senza dirlo a nessuno prendete un aereo per una destinazione lontana (anche non lontanissima ma abbastanza fuori mano da non farvi vedere da amici e conoscenti). Quando siete ormai lontani fate credere di essere morti, magari lasciando degli effetti personali sulla scena di un terribile incidente, oppure altro, i modi sono tanti. Così facendo la copertura sarà verosimile. Il resto accadrà automaticamente. Fate credere a tutti di essere ormai deceduti in modo brutale e fatevi delle gran risate. Non state via per troppo tempo perché al vostro ritorno la gente potrebbe essere portata a credere che la persona che ha fatto ritorno sia un impostore e che voi siate morti per davvero. Attenzione
5. LA VERANDA IMPAZZITA
Questa burla mi è stata spiegata da mio nonno, che a sua volta l'ha appresa da un suo conoscente. Purtroppo mio nonno è ormai sordo e non penso che abbia capito bene la spiegazione. Anche nel raccontarmela penso che abbia avuto varie lacune comunicative. Vi spiego quello che mi sembra di aver capito.
Bisogna trovarsi su una veranda affacciata su una strada. Bisogna avere con sé una busta contenente frutta e/o ortaggi. Con disinvoltura dovete chiamare un passante e chiedergli se per cortesia può venire un secondo da voi in veranda. Qui la spiegazione si fa enigmatica ma da quello che ho compreso bisognerebbe far sì che il suddetto passante sia portato ad assaggiare uno degli ortaggi per poi ritrovarsi con le mani sporche, ma non so bene sporche di cosa. Vabbè provate voi a dargli un senso più chiaro.
6. TROPPO SIMPATICO ORCOZIO
Cominciate a comportarvi in modo gradualmente sempre più strano, fino a convincere i vostri cari che siete totalmente impazziti. Così facendo sarete giustificati nel compiere gli atti più disparati come ad esempio insultare i vecchi o defecare in strada mentre correte. State attenti perché a lungo andare la burla potrebbe rivoltarvisi contro. Evitate istituti o elettroshock nel caso esistano ancora da qualche parte.
7. LA VEDETTA PERPETUA
Tramite un abile lavoro di occultamento dei mass media e dei canali di informazione (capire come fare sta a voi) fate credere alla vittima del vostro scherzo di trovarsi nel mezzo di un enorme conflitto mondiale. In modo molto convincente e allarmato dovete dirgli che in base a dettami governativi ogni cittadino è obbligato a fare la propria parte per aiutare il paese in questa terribile crisi. Portate questa persona in un luogo sperduto, consiglio un bosco o la cima di una montagna, e ditegli che il suo compito (estremamente importante) è quello di rimanere ferma a scrutare i cieli per scorgere imminenti attacchi dall'alto. Ditegli che ora dovete andare per svolgere altri tipi di incarichi e lasciate il poveretto al suo destino.
Quando sarete stanchi dello scherzo, se volete, tornate a prenderlo.
8. IL METODO RAPIDO
Se non avete tempo per piani meticolosi chiamate un amico ed invitatelo a pranzo a casa vostra. Quando arriva aprite la porta e appena mette il muso dentro casa sferrategli un potente pugno in faccia che lo lascerà allibito e se ben assestato privo di sensi. Le risate sono assicurate.
9. IL CONTO IN ROSSO
Rubate i documenti di un amico e correte alla sua banca. Rubando la sua identità potrete far credere di essere l'intestatario del suo conto in banca, quindi trasferite tutti i soldi su un altro conto, preferibilmente il vostro. Quando il malcapitato scoprirà di non avere più una lira consiglio di trovarvi molto lontano, possibilmente in una località esotica, dove potrete sghignazzare immaginando l'espressione di sgomento sulla faccia della vostra vittima.
10. LA RUBRICA INGANNEVOLE
Pubblicate su un blog, una rivista o una newsletter una rubrica ricorrente, qualcosa che appassioni il pubblico e che diventi un'appuntamento fisso per i lettori. Mentre il bersaglio dello scherzo è intento nella lettura intrufolatevi nel suo bagno e passatevi il suo spazzolino da denti sotto le ascelle. Grazie della lettura.
Nota della redazione: se vi interessa approfondire le mille sfaccettature che può avere il terzo scherzo, consigliamo la lettura de I baffi di Emmanuel Carrére, autore di cui avevamo già parlato nell’uscita di Liz Van Der Nüll!
Sulla gente di Gianmarco Rossetti
Bambone va ad Alfea di Isotta Santinelli
E con questa uscita davvero divertente, chiudiamo un altro anno di Sotto la Panca.
L’ultimo.
Addio.
👋😔💔
…
Haha, ci siete cascati, eh? :D
Con SLP ci vediamo fra qualche mese!
Per adesso, vi auguriamo un buon proseguimento estivo! Ricordate di fare scherzi sotto l’ombrellone, o sotto qualunque struttura possiate trovarvi.
Se invece volete effettivamente vederci e venirci a trovare da qualche parte, perché sentite tanto la nostra mancanza, potete farlo al Bicomix, il 23 e il 24 agosto a Bisceglie!
Buona fine estate! A presto!
PRRRRRRRRRRRRRRR







